Cenni storici della Polizia locale

Già nell’Italia pre unitaria, le varie realtà territoriali esistenti cercarono di organizzarsi per una gestione autonoma della sicurezza e della quiete pubblica, spesso venute meno a causa del susseguirsi delle varie occupazioni straniere. E’ già nella prima metà del secolo XIX°, dunque, che vanno ricercate le origini della Polizia Municipale.
Le diversità geografiche ma soprattutto storiche, culturali e socio-economiche delle realtà locali diedero vita, tuttavia, ad una Polizia Municipale dal ruolo e dai compiti variegati e diversi a seconda della realtà territoriale di riferimento che ha, indubbiamente, reso difficile delineare un percorso storico unitario delle Polizie Municipali d’Italia. Una comune matrice può comunque essere individuata nell’esigenza di creare una figura vicina al cittadino che operasse, conoscendo il territorio, la lingua, la cultura ed i costumi locali, con la finalità di garantire una serena e duratura convivenza civile e che fu tradotta in una figura di “tutore dell’ordine” in possesso dello stesso “codice” comportamentale, linguistico e culturale dei cittadini amministrati.
Con lo Statuto Albertino, nel Regno di Sardegna (1848), e con la Legge Comunale e Provinciale (1859), venne stabilita a livello legislativo la possibilità per i Comuni e le Province di dotarsi di proprie guardie al fine di vigilare sul rispetto dei regolamenti e degli altri atti normativi locali. Questo potere istitutivo era comunque sottoposto ad autorizzazione da parte della superiore Amministrazione Statale che poteva anche negare l’assenso alla costituzione di detti servizi . Con le leggi di Pubblica Sicurezza (1859), alle Guardie Comunali furono attribuite, per la prima volta, funzioni in materia di pubblica sicurezza. Con l’unità d’Italia (1861), questo modello venne esteso anche ai restanti territori del Regno, dove, come in precedenza peraltro detto, già esistevano corpi di Guardie Civiche. Nel 1907 Giovanni Giolitti, ministro dell'interno del governo da lui stesso guidato, regolamentò la materia riunendo le “Guardie di Città” nel Corpo degli Ufficiali ed Agenti della Pubblica Sicurezza (R.D. 31 agosto 1907 n.690) e, conseguentemente, riconobbe ai Comuni il potere di provvedere alla vigilanza dei regolamenti locali con proprio personale scelto sulla base di determinati titoli e requisiti. La disciplina di questa nuova figura di “Vigile” era sottoposta ai Prefetti ed il servizio era disposto dai Questori delle Province (R.D.L.26 settembre 1935 n. 1952). La situazione che così si determinava era che il vigile, pur pagato dai Comuni, veniva impiegato con modalità che non ne riflettevano le sue necessità, ma il cui utilizzo rispondeva alle logiche ed alle esigenze dell’Amministrazione statale. I Comuni affiancarono al neonato corpo nazionale delle "Guardie per la Pubblica Sicurezza", le proprie Guardie Rurali e Urbane, con compiti di vigilanza sui regolamenti comunali nelle corrispondenti materie, ma il cui utilizzo, all’epoca, era prevalentemente orientato nell’ambito delle zone agresti.
 Con lo sviluppo esponenziale della circolazione automobilistica nei centri abitati, alle Guardie Urbane venne affidato un ruolo di primo piano nella regolamentazione e controllo del traffico. Questo ruolo, tutt’oggi, identifica, nell’immaginario collettivo, questa figura professionale. Emblematica è la conservazione, ad opera del Comune di Roma, della rotonda elevata in piazza Venezia a ricordo della mirabile attività di regolazione del traffico svolta per decenni da parte dei Vigili Urbani della capitale.
Si dovette comunque attendere più di un secolo perché si delineassero a livello nazionale un insieme di funzioni comuni a tutte le Polizie Municipali. Infatti è stato con il Decreto del Presidente della Repubblica n° 616 del 1977 che molte funzioni amministrative proprie dello Stato vennero trasferite alle Regioni e agli altri Enti Locali ; implementando cosi anche i compiti e gli ambiti operativi della “Polizia Locale Urbana E Rurale” con un insieme di materie attribuite o delegate dallo Stato agli Enti Locali.
Nel 1986 il Parlamento, con la legge quadro n. 65 sull’ordinamento della Polizia Municipale, ha dettato una disciplina nazionale sul ruolo ed i compiti della Polizia Municipale, attribuendole, anche se attraverso norme non sempre chiare, le seguenti funzioni:
•    funzioni di polizia giudiziaria (già attribuite dalle norme del vigente Codice di Procedura Penale
•    funzioni di polizia stradale (già attribuite dalle norme del vigente Codice della Strada)
•    funzioni ausiliarie in materia di pubblica di sicurezza.


Oltre a questo, la Polizia Municipale:
•    ha compiti di polizia amministrativa, annonaria, edilizia, ambientale e tributaria, per le competenze spettanti agli enti locali;
A quasi vent'anni di distanza dalla legge-quadro n° 65/1986, l'aumento delle richieste di sicurezza da parte dei cittadini le cui istanze, anche in questa materia, si sono, via via, sempre più indirizzate ai Sindaci ed alle polizie municipali, rendono sempre più necessaria una ridefinizione, a livello nazionale, del ruolo e delle attribuzioni della Polizia Locale pensandone un utilizzo in materie originariamente non di competenza della Polizia Locale. Tutto ciò per fornire, in un’ ottica di maggiore e più pregnante decentramento amministrativo, servizi sempre più adeguati alle aspettative e alle esigenze dei cittadini.

Data di ultima modifica: 06/04/2017


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